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Formula 1 al giro di boa: il pagellone provvisorio 2010 prima del rush finale

Siamo alla fine della lunga estate caldissima come direbbe Max Pezzali, ed è tempo di bilanci. 13 su 19 le gare finora disputate in questo mondiale 2010 di Formula 1, ed a seguito del Gp del Belgio di 2 giorni fa, la lotta al mondiale pur rimanendo apertissima sembra potersi ridurre a due nomi: Hamilton e Webber, ovvero i primi due della generale. Andiamo allora a vedere chi sono stati, a due terzi di campionato svolti, i top e i flop di questa stagione.

Evitando allora di perder tempo con chi ha dato ben poco a questo mondiale, mi accingo a dare una valutazione in decimi- strettamente personale, sia chiaro – corredata da commento, ai primi 10 della classifica piloti, partendo proprio dal fondo con il decimo posto di Michael Schumacher, fino al leader Lewis Hamilton.

Michael Schumacher, voto 4: non è un paese per vecchi, si diceva una volta. E forse oggi un discorso del genere vale più che mai. A 40 anni suonati, il crucco 7 volte campione del mondo decide di tradire il cavallino e di tornare in patria con l’ausilio dell’amico mangiabanane. Il risultato: Schumi è dannatamente lento, la macchina proprio non va, e ad oggi ha meno della metà dei punti del giovane compagno di squadra che non gli ha risparmiato neanche un sorpasso da capogiro negli ultimi giri di Spa-Francorchamps. Rimandato.

Adrian Sutil, voto 7: senza lode e senza infamia, fa il suo con una monoposto mediocre ma comunque migliore delle altre di metà classifica. Teoricamente il rivale di Kubica per la nona piazza in campionato, si ritrova invece con il polacco con più del doppio dei suoi punti ed un tedesco pluricampione inaspettatamente sotto. In qualsiasi caso, “il pianista” è dannatamente costante e quasi sempre in zona punti, massacrando nel confronto diretto il suo compagno di team Liuzzi. Al quarto anno con il team di Silverstone, è arrivato per lui il momento del salto di qualità, magari in Renault proprio a fianco di Robert. Maturando.

Nico Rosberg, voto 7,5: verrebbe da dire “anche lui senza lode e senza infamia”, ma cosi non è. Perchè sarebbe facile bollare il campionato del finno-tedesco come mediocre alla luce del nome della scuderia per la quale guida. Eppure, la Mercedes ha deluso sotto tutti gli aspetti: non solo ha fornito ai suoi piloti una macchina ai limiti della competitività, ma soprattutto ha sprecato tutti gli sforzi – ed il relativo budget – per seguire lo sviluppo richiesto da Schumacher, abbandonando sul più bello i progetti del giovane Nico, il quale era ancora in piena lotta per il titolo mondiale dopo un inizio scintillante e due podi. Sarà per l’anno prossimo, nella speranza che possa scrollarsi di torno la pesante ombra del compagno di squadra. Penalizzato.

Robert Kubica, voto 9: campionato incredibile finora quello del polacco. Questa del 2010 era la stagione decisiva per il suo futuro: dopo tre anni di crescita continua ed il clamoroso stop del 2009, con la decisione – in parte forzata dallo scacchiere del mercato piloti stravolto da Alonso e Schumacher – del passaggio in Renault, Robert ha posto la sua carriera davanti ad un bivio. Da una parte il riscatto, dall’altra il precoce tramonto. La monoposto francese si dimostra però molto lenta fin dai primi test invernali, ma non basta neanche questo a frenare il talento di Cracovia: Kubica azzecca infatti miracoli in sequenza, non commette errori, e porta a casa risultati a dir poco insperati quali il podio a Melbourne ed a Montecarlo, fino al prestigiosissimo secondo posto di domenica scorsa in Belgio. Dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, di essere tra i più forti del lotto e prontissimo a lottare per il titolo iridato. Per lui una sola parola: Impagabile.

Felipe Massa, voto 4: il suo voto è frutto della media tra il 6 scarso che meriterebbe la sua stagione, non fosse altro per la costanza e la pochezza di errori dimostrata ed il 2 che gli avrei appioppato se avessi dovuto valutare il solo weekend di Hockenheim. Senza dilungarmi troppo a riguardo, dico solo che fossi stato io Domenicali l’avrei preso a calci in culo in mondovisione. Ma questo è un altro discorso, visto che la delicatezza del muretto Ferrari nell’occasione è stata degna di Don Vito Corleone. In qualsiasi caso, non che serviva un esperto per capirlo, ma il piccolo brasiliano, vice-campione nel 2008, è decisamente e costantemente più lento del bicampeon, ponendo la scuderia di Maranello ad essere l’unico dei 3 top team a non poter puntare al campionato costruttori a causa della pochezza del pilota di San Paolo. Risulta fin troppo evidente che senza l’incidente di Budapest del 25 luglio scorso, adesso al suo posto ci sarebbe quel pilota chiamato Iceman. Miracolato.

Fernando Alonso, voto 6: parto dicendo che mi piange il cuore ad ammettere a me stesso che è vero ciò che sto per scrivere, ma credo si tratti della oggettiva e pura verità. Fernando a sua discolpa ha una buona macchina, ma sicuramente non al livello della Red Bull, e neanche al livello della McLaren. Ma soprattutto, Fernando questo mondiale lo sta perdendo con le sue stesse mani. E’ il più pilota della carta, il più vincente sulla griglia escluso Schumacher, ed è finalmente alla guida di una monoposto decente dopo 2 anni di anonimato: non dovrebbero dunque mancare le motivazioni. Ciò che dunque manca, a sorpresa di chiunque abbia apprezzato l’asturiano nella sua carriera, è proprio la testa. Alonso quest’anno sbaglia. Sbaglia tanto, sbaglia troppo. E’ vero che lui guida impiccato per sopperire alle mancanze tecniche della F10 – guardare Massa per capire il reale potenziale della vettura – ma è altrettanto vero che la lista degli errori, oltre ad essere lunghissima, ne presenta alcuni davvero al limite del concepibile, come ad esempio quello di Monaco o la partenza in Cina. Il tutto diventa ancora più imperdonabile se si pensa che nonostante tutto ciò, Alonso è ad oggi a soli 41 punti dalla vetta della classifica, il che sta a significare che i diretti avversari hanno sbagliato quasi altrettanto, dimostrando dunque che in un campionato in cui la costanza è la prima arma vincente, da un pilota della sua esperienza ci si aspettava molto di più. Imbambolato.

Jenson Button, voto 9: l’inglese biondo fa impazzire il mondo. Non smette più di stupire Jenson che dopo aver vinto un campionato con un astronave ed aver portato dunque la stampa a scomodi paragoni con piloti quali Schumacher (vuoi o non vuoi c’è sempre lui di mezzo: dura ammetterlo, ma nella storia dell’ultimo ventennio di questo sport, nessuno come lui ha lasciato il segno), sceglie per lui la strada apparentemente più difficile andandosi ad accasare a fianco di un mostro quale Hamilton. Non a caso, il confronto velocistico con Lewis lo vede quasi sempre perdente, dimostrando però una gestione del mezzo tecnico e delle situazioni di gara decisamente superiore alla media, portandolo a vincere 2 dei primi 4 appuntamenti del mondiale ed a ritrovarsi oggi a soli 35 punti dal compagno leader della classifica, 25 dei quali persi proprio domenica quando è stato speronato da Vettel. Teoricamente ancora in corsa per il bis mondiale, pur non credendolo io un reale contendente alla corona, ha dimostrato di essere stato decisamente sottovalutato nel corso degli ultimi anni. Sorprendente.

Sebastian Vettel, voto 5: varrebbe per lui un discorso simile a quello fatto per Alonso: il tedeschino sbaglia, sbaglia, sbaglia. Un’escalation di errori la sua, culminata con i due incidenti da lui causati – in Turchia ed in Belgio – con Webber prima e con Button poi. Guida la macchina più forte, è giovane, ha dalla sua il supporto del team, della stampa e di tutta la Germania, eppure riesce a sprecare il tutto con prestazioni estremamente altalenanti ed ingenuità assurde quali il drive through da lui rimediato in Ungheria. Da punta di diamante, Vettel potrebbe ritrovarsi a fare da secondo ad un Webber più cattivo che mai, con il quale tra l’altro non scorre buon sangue, anche a causa di antiche ruggini nate già dai tempi del Fuji 2007. Non infierisco oltre sul voto semplicemente perchè la matematica lo tiene ancora pienamente in gioco per il mondiale, e sulla carta rimane dunque il rivale naturale di Hamilton. Pasticcione.

Mark Webber, voto 9: stagione spumeggiante quella del canguro australiano. Dopo aver sorpreso il mondo a metà della scorsa stagione quando sbloccandosi con la prima vittoria in carriera al Nurburgring sembrava poter lottare per il mondiale, ci riprova quest’anno con maggior veemenza dimostrando una concretezza decisamente inaspettata. Pur non avendo una costanza degna di un campione del mondo, Mark si è ripreso al meglio da un pessimo inizio di campionato (e da un pauroso incidente a Valencia), inanellando una serie da vittorie culminate con il capolavoro strategico di Budapest. Ad oggi sembra l’unico reale concreto di Hamilton per il titolo (pilota comunque molto sottovalutato e tutt’altro che scarso, basti pensare i trascorsi in Minardi o in Jaguar), a patto che non incappi in una giornata storta e che la Red Bull voglia seriamente puntare di lui e non preferisca continuare a suicidarsi in casa. Con il bolide targato Adrian Newey che si ritrova in mano e vista la classifica a questo punto della stagione, vincere il titolo diventa imperativo oltre che obiettivo credibile. Il mio favorito.

Lewis Hamilton, voto 9,5: per lui altro discorso che, da tifoso di Alonso quale sono ormai da anni, mi pesa tantissimo dover fare. Hamilton è infatti in questo momento, indiscutibilmente ed oggettivamente, il pilota più forte in pista. Alla proverbiale velocità al quale ci ha da sempre abituato, Lewis con il passare del tempo sembra non perdere neanche un pò di quella carica e di quell’aggressività che gli permettono di compiere sorpassi sempre, dovunque e comunque (vedi il sorpasso su Petrov nei primi giri in Ungheria tanto per fare un esempio solo apparentemente banale) ed allo stesso tempo sta raggiungendo la giusta maturità in grado di essere poco incline all’errore. Ha talento da vendere, e pur non avendo una monoposto all’altezza della Red Bull, si trova comunque in quello che è ormai da diversi anni il miglior team per quanto riguarda tattica e sviluppo, il che gli permette di dormire sonni tranquilli per il finale di stagione. Unico neo che gli pregiudica il voto pieno è legato ai cosiddetti “aiutini” ricevuti dalla FIA. Se infatti è vero che lui sia in questo momento il pilota che merita di più di vincere il titolo, si è macchiato di almeno 3 scorrettezze (il sorpasso su Petrov in Malesia, il passaggio della Safety Car a Valencia e la qualifica a serbatoi vuoti in Canada) per le quali non è stato punito, o lo è stato solo parzialmente, il che lo ha aiutato non poco ad evitare pesanti zeri in classifica. Zeri che non sono arrivati anche grazie alla fortuna di una macchina sempre molto affidabile ad eccezione della rottura della sospensione rimediata a Barcellona. Nonostante tutto, il più probabile vincitore di questo campionato ed il pilota più forte in pista. Predestinato.

  1. Fabrizio Portanova
    1 settembre 2010 alle 01:09

    Benchè l’esperto in questione sia tu, quest’anno la Formula Uno è anche la mia materia siccome ho perso dall’inizio dell’anno solo 3 gare. D’accordissimo su tutto, compreso il fatto che non ci sia nessun 10, tuttavia da grandissimo tifoso di Alonso quale che sono, mi sento in dovere di dire che Alonso quest’anno (o almeno fino a questo punto) non ha la sufficienza. L’unica giustificazione che ha è la macchina, ma la quantità di errori che ha commesso mi ha totalmente stupito quest’anno. Vuoi anche la sfortuna per gli aiuti ad Hamilton o per Massa che in 2 gare gli ha fatto da tappo, ma Alonso quegli errori li ha commessi proprio quando la Ferrari era superiore. Imbambolato è l’aggettivo giusto. Fernando svegliati! Io citando Apollo in Rocky 3 direi: “non vedo più gli occhi della tigre, quelli che hai sempre avuto e che ti hanno fatto affrontare ogni match con la cattiveria giusta”.

  2. 15 giugno 2013 alle 10:39

    The ethical issues that surround the use of embryonic
    stem cells make it difficult for scientists
    and researchers in some countries to receive the funding they need to pursue their work.

    Or, does human life get underway 14 to 15 days after embryonic development.
    That crossroad provides a choice, a choice that can be made out of fear
    or faith.

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