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La Storia dei Mondiali di Calcio: Tredicesima edizione, Messico 1986

La 13^ coppa del mondo del 1986 si sarebbe dovuta disputare in Colombia; la sede era stata designata nel 1980, ma 3 anni dopo il paese sudamericano rinunciò per motivi finanziari e si dovette cercarne un’altra; la scelta cadde sul Messico che era così la prima nazione ad avere l’onore di ospitare la fase finale una 2^ volta, a 16 anni di distanza dal precedente. Si riproponevano quindi i problemi legati all’altitudine che già si erano posti in evidenza nel 1970.

La formula della fase finale veniva nuovamente cambiata poiché quella del mondiale in Spagna non aveva convinto del tutto; le 24 finaliste erano divise come al solito in 6 gironi di 4 squadre ciascuno; passavano il turno non solo le prime 2 ma anche le migliori 4 terze su sei; le 16 rimanenti a quel punto procedevano ad eliminazione diretta con ottavi di finale, quarti, semifinali e finali. Per l’abbinamento degli ottavi 4 prime affrontavano le terze, le 2 rimanenti prime 2 seconde; rimanevano 4 seconde che si scontravano tra loro; era questo l’aspetto più carente perché così 2 seconde erano sicure di arrivare ai quarti di finale. Continua la sequenza di eliminazioni, nelle qualificazioni, di squadre blasonate come Olanda, Jugoslavia, Svezia e Cecoslovacchia. E’ un momento di grande incertezza nel calcio mondiale e alla vigilia si arriva a dire che almeno una decina di nazionali, senza elencarle tutte, nutrono ambizioni di poter vincere i mondiali.

Durante la prima fase 2 squadre si comportano in maniera egregia al punto da candidarle decisamente per la vittoria finale; Danimarca e Urss, che sono in fondo delle sorprese. Gli scandinavi, all’esordio in una fase finale, fanno punteggio pieno (6 punti) superando Scozia 1-0, Uruguay 6-1, Germania Ovest 2-0 e costringono una grande di sempre come i tedeschi occidentali a doversi accontentare del 2° posto (1-1 con gli uruguaiani e 2-1 agli scozzesi) con 3 punti; con il ripescaggio si qualificano anche i sudamericani nonostante facciano solo 2 punti (0-0 con la Scozia all’ultima tornata) e una differenza reti negativa di -5. I sovietici prorompono con un tennistico 6-0 all’Ungheria, pareggiano 1-1 un bel match con la Francia campione d’Europa, poi battono la matricola Canada 2-0 schierando tutti i rincalzi e vincendo il girone con 5 punti. Anche loro costringono una favorita come i transalpini a doversi qualificare al 2^ posto per peggiore differenza-gol (1-0 al Canada e 3-0 all’Ungheria). Un’altra compagine che fa punteggio pieno è di nuovo il Brasile anche se è meno spettacolare di 4 anni prima; ottiene 6 punti con Spagna 1-0, Algeria 1-0 e Irlanda Nord 3-0. Gli iberici con 4 punti (2-1 agli irlandesi e 3-0 agli algerini) passano il turno come secondi. Questi ultimi due gironi sono quelli in cui le terze sono le peggiori (Ungheria con 2 punti e -7 e Irlanda Nord con 1) e quindi eliminate. L’Italia campione in carica inizia con un ingiusto 1-1 con la Bulgaria quando avrebbe dovuto vincere con largo margine; poi si divide la posta 1-1 anche con l’Argentina e può vincere solo l’ultima gara, quella più facile, contro la Corea del Sud 3-2; con 4 punti si qualifica senza problemi ma come 2^ classificata; il primato del girone va ai rioplatensi con 5 punti per le vittorie sui coreani 3-1 e sui bulgari 2-0. Anche gli esteuropei passano agli ottavi pur facendo solo 2 punti (due pareggi contro gli azzurri e i coreani 1-1). Il girone 6 è molto complicato e pieno di ribaltamenti; il Portogallo inizia ottimamente battendo l’Inghilterra 1-0 ma poi perde 0-1 con la Polonia e 1-3 col Marocco per cui con 2 punti finisce ultimo e eliminato; i polacchi che dopo 2 tornate avevano 3 punti ed erano in testa (0-0 col Marocco e 1-0 ai lusitani) cadono fragorosamente contro gli inglesi perdendo il 3° match 0-3 e passano al 3° posto qualificandosi con il ripescaggio. Ad essere più felici sono il sorprendente Marocco, prima squadra africana a superare il primo turno della fase finale, che vince il girone con 4 punti (0-0 con Polonia e Inghilterra; successo con i portoghesi) e gli albionici  che avevano iniziato male (1 punto nelle prime 2 gare) ma raddrizzano tutto con la netta vittoria su Boniek & c. Il gruppo 2 è quello dei padroni di casa che si comportano molto bene; fanno 5 punti come nel 1970 (2-1 al Belgio, 1-1 col Paraguay, 1-0 all’Iraq) ma stavolta vincono il girone; dietro di loro buona prova dei paraguaiani con 4 punti (1-0 agli iracheni, 2-2 coi belgi oltre al pari con i messicani) che superano per la prima volta il primo turno. Supera la prima fase anche il Belgio anche se senza particolari acuti; con 3 punti (2-1 all’Iraq) e con il ripescaggio delle migliori terze.

Si passa alla fase ad eliminazione diretta e agli ottavi le grandi sorprese all’inverso sono Urss e Danimarca che dopo aver tanto entusiasmato nella prima fase cadono subito, vittima di ingenuità; gli uomini con la scritta CCCP sul petto perdono rocambolescamente con il Belgio 4-3 dopo i tempi supplementari al termine di una gara palpitante e combattuta. I danesi addirittura hanno un tracollo venendo subissati dalla Spagna per 5-1 (Butragueno realizza una quaterna di reti). Per altre 5 gare, anche se il risultato è in certi casi striminzito, il pronostico è rispettato e serve a far uscire dal tabellone compagini poco meritevoli; è il caso di Argentina-Uruguay 1-0, Germania Ovest-Marocco 1-0, Messico-Bulgaria 2-0, Inghilterra-Paraguay 3-0, Brasile-Polonia 4-0. Resta Francia-Italia; l’unica partita che alla vigilia non aveva un netto favorito; la vincono i galletti meritatamente 2-0 contro il fantasma degli uomini di Bearzot che non fanno la minima resistenza; Altobelli & c. abdicano in malo modo al titolo conquistato in Spagna nel 1982.

I quarti di finale sono contraddistinti da un grandissimo equilibrio; ben 3 partite su 4 si prolungano ai supplementari e si decidono ai calci di rigore; Francia-Brasile è gara molto bella, la più bella di Messico ’86 e tra le migliori di tutti i tempi; i sudamericani giocano come ai bei tempi ma i transalpini rispondono come possono; finisce 1-1 dopo 120’ e ai penalty sono gli europei a prevalere 4-3 (errori di Socrates e Julio Cesar per i brasiliani contro l’unico degli avversari con Platini). I verdeoro ingoiano un’altra delusione dopo quella del Sarria 1982. Meno bella Messico-Germania in cui non si vede lo straccio di un gol in 120’; con i tiri del dischetto prevalgono nettamente i tedeschi 4-1. Frenetica e a gran ritmo quella tra Belgio e Spagna che chiudono 1-1 al 120’ ma poi ai rigori a prevalere un po’ a sorpresa sono i belgi per 5-4 che si ritrovano in semifinale dopo aver superato il primo turno al 3° posto. L’unica partita che si decide entro il 90’ è Argentina-Inghilterra e qui il protagonista assoluto, in tutti i sensi, è Diego Armando Maradona considerato il più grande calciatore del mondo del momento e erede di Pelè. Prima segna di mano facendo una famosa marachella (la mano de Dios; dirà poi); poi per farsi perdonare inventa un gol straordinario, il più bello di sempre, scartando 6 avversari, portiere compreso, e depositando nella porta vuota. A nulla serve la rete di Lineker che con 6 reti è il capocannoniere del mondiale anche se la sua squadra esce ai quarti; vincono infatti i sudamericani 2-1; unica superstite del suo continente insieme a 3 europee.

In semifinale sono nuovamente di fronte Germania Ovest e Francia come a Siviglia nel 1982; i galletti cercano la rivincita e invece vincono nuovamente i teutonici 2-0 che per la 5^ volta accedono alla finale per il titolo. Nell’altra partita sempre el pibe de oro in cattedra; realizza una doppietta e l’Argentina regola il Belgio con il classico punteggio di 2-0; la finale è così Argentina-Germania Ovest; cambiano le interpreti ma sono sempre un’europea e un sudamericana a giocare l’atto conclusivo allo stadio Azteca di Città del Messico, l’unico che ha ospitato 2 finali di coppa del mondo.

Nel primo tempo i sudamericani vanno in vantaggio al 22’ con Brown di testa su punizione battuta dalla destra grazie anche ad un’uscita a vuoto di Schumacher che fino ad ora era stato impeccabile. Nella ripresa contro una Germania molto inconcludente arriva il raddoppio con Valdano in contropiede al 55’; per gli argentini sembra fatta ma la solita proverbiale irriducibilità dei teutonici si concretizza ancora una volta nel finale; al 73’ e all’81’ su azioni provenienti da calcio d’angolo segnano Rummenigge e Voeller per cui a 9’ dalla fine torna la parità e tutto torna in discussione. Si pensa si debba andare ai tempi supplementari e invece all’83’ ecco l’episodio decisivo; Maradona nel cerchio di centrocampo, con un magnifico passaggio, pesca Burruchaga smarcato che si invola verso la porta avversaria vanamente inseguito da Briegel e entrato in area con un diagonale ad effetto infila il portiere tedesco; è il gol che decide la coppa del mondo 1986. Il punteggio finale è 3-2; l’Argentina conquista per la 2^ volta il titolo mondiale a 8 anni di distanza dal precedente; maggior soddisfazione aver vinto in campo neutro mentre la prima vittoria avvenne in casa nel 1978; merito quindi anche al tecnico Carlos Bilardo. Nello stesso stadio dove o’ rey Pelè regnò per l’ultima volta (1970), Diego Maradona siede sul trono di nuovo re del football (1986).

Squadra campione: Pumpido, Cuciuffo, Olarticoechea, Ruggeri, Brown, Batista, Giusti, Burruchaga, Enrique, Maradona, Valdano.

Altri giocatori: Clausen, Garrè, Borghi, Pasculli, Bochini, Tapia, Trobbiani.

Anche Diego Armando Maradona, portato in trionfo al termine della finale dell’Azteca, l’altro grande re del calcio, merita un’immagine a parte, come Pelè.

Categorie:Calcio
  1. Jackie
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