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La Storia dei Mondiali di Calcio: Quarta edizione, Brasile 1950

La seconda guerra mondiale impedì la disputa di due coppe del mondo; quella del 1942 e del 1946 quando il conflitto era già terminato ma il mondo era un cumulo di macerie e si aveva ben altro da pensare che organizzare una manifestazione sportiva. Si ritornò a giocare solo nel 1950 cioè dopo 12 anni; e dopo due edizioni consecutive in Europa era obbligatorio tornare in America del Sud e come paese ospitante venne scelto il Brasile.

Cambiava la formula della fase finale; le 16 finaliste erano suddivise in 4 gironi di 4 squadre ciascuna; le vincenti erano inserite in un ulteriore girone che avrebbe laureato la campione del mondo in chi faceva più punti; quella del 1950 sarà l’unico mondiale che non prevedeva una finale. Anche stavolta le assenze non mancarono e anche di quelle importanti; non c’era l’Argentina invischiata in una situazione in cui i migliori calciatori entrarono in sciopero e emigrarono in Colombia per cui fu impossibilitata a mettere in campo la migliore formazione. Tra le europee non parteciparono Ungheria, Cecoslovacchia e Austria per ragioni finanziarie; la Germania, che adesso era Ovest per la divisione in due avvenuta dopo la guerra, era stata espulsa dalla FIFA, ma il divieto era stato rimosso nel 1948; tuttavia non volle partecipare neanche lei perché non si sentiva pronta (la nazionale d’altronde riprese a giocare solo il 22 novembre del 1950, ossia dopo i mondiali). In compenso era presente per la prima volta l’Inghilterra che nel 1946 era rientrata nella FIFA e in Brasile avrebbe fatto il suo esordio in coppa del mondo. Le partecipanti stavolta furono 32.

Questa coppa fu davvero disgraziata; a turni eliminatori già effettuati diedero forfait all’ultimo momento anche Scozia, Turchia e India per cui divenne una fase finale con sole 13 finaliste come nel 1930. E così mentre i primi due gruppi rimasero di 4 squadre, 1 era di 3 e 1 addirittura solo di 2. In queste condizioni i favoriti erano soprattutto il Brasile padrone di casa, che aveva una complesso molto forte con il trio centrale delle meraviglie Zizinho-Ademir-Jair, e i maestri inglesi; più in sottordine l’Uruguay, che non era più ai livelli del periodo tra il 1920 e il 1930, e la Spagna. Si guardava anche all’Italia se non altro perché detentore della statuetta intitolata a Rimet da 16 anni per via dell’intervallo degli anni di guerra, ma si capiva che non era più ai vertici perché l’anno prima, con la  sciagura di Superga in cui perirono tutti i giocatori del Torino, aveva perso tutti i migliori giocatori che costituivano l’ossatura della compagine.

La realtà fu ancora più negativa perché nel gruppo 3 che era a 3 squadre, perdendo 3-2 con la Svezia nella 1^ partita era in pratica eliminata perché agli scandinavi bastava pareggiare 2-2 col Paraguay per rendersi irraggiungibili dagli azzurri il cui successo sui paraguaiani 2-0 risultò inutile. Era anche questa una primizia perché era la prima volta che una campione del mondo era detronizzata sul campo; finora l’Uruguay, vincitrice nel 1930, non si presentò 4 anni dopo e non mise mai in palio il suo titolo; poi l’Italia vinse nel 1934 facendo il bis nel 1938. Il Brasile mostrò grandi spettacoli di gioco vincendo 4-0 con il Messico e 2-0 con la Jugoslavia, ma in mezzo c’era stato un sorprendente 2-2 con la Svizzera che doveva far riflettere e aveva costretto a dover giocare l’ultimo match in svantaggio in classifica rispetto agli slavi (3-0 alla Svizzera e 4-1 al Messico). Nel gruppo 2 l’Inghilterra toppa clamorosamente; vince solo con il Cile 2-0 la 1^ gara poi perde incredibilmente contro una formazione modesta e rabberciata come gli Stati Uniti 0-1 e poi con lo stesso punteggio contro la Spagna; sono così gli iberici a punteggio pieno (3-1 agli Usa e 2-0 al Cile) ad accedere al girone finale. Rimane il gruppo 4 in cui all’Uruguay bastò 1 solo incontro molto facile (8-0 alla Bolivia; Schiaffino è il primo giocatore a realizzare una cinquina in coppa del mondo in 90’) per arrivare alla stretta finale tra le migliori 4 senza che se ne sapesse molto sul suo reale valore.

Nel girone finale Brasile sempre più incontenibile (Ademir con 9 reti sarà capocannoniere) per la gioia del suo popolo: 7-1 alla Svezia e 6-1 alla Spagna; nessuno sembra ostacolarlo verso il trionfo finale; contro gli stessi avversari l’Uruguay stenta parecchio; pareggia 2-2 con gli iberici e vince 3-2 con gli svedesi segnando il gol della vittoria all’85’. Solo teoricamente i nerocelesti possono ancora insidiare i gialloblù; a questi basta anche un pareggio nell’ultima partita per essere campioni del mondo. E invece il 16 luglio 1950 allo stadio Maracana di Rio de Janeiro, costruito per i mondiali e capace di 120.000 spettatori, avvenne l’incredibile; la più grande tragedia “sportiva” di una tifoseria. I brasiliani passarono per primi in vantaggio con Friaca all’inizio del secondo tempo ma nell’ultima mezzora ci fu il clamoroso ribaltamento del risultato; segnarono Schiaffino e Ghiggia, due giocatori che militeranno a lungo nel campionato italiano, e la partita si concluse con la vittoria degli uruguagi 2-1 che dava un responso a cui nessuno avrebbe creduto: l’Uruguay era campione del mondo per la 2^ volta a 20 anni di distanza dalla precedente. Punita ancora una volta la superbia e l’alterigia del Brasile; il più grande sconforto e delusione scesero sulla capitale brasiliana e in tutto il Paese. Il curriculum dei vincitori in coppa del mondo era esente da pecche; finora 2 volte ha partecipato e 2 volte ha ottenuto il 1° posto. Lode anche al CT Juan Lopez.

Questa la formazione vincente: Maspoli, Matias Gonzales, Tejera, Gambetta, Varela, Andrade, Ghiggia, Perez, Miguez, Schiaffino, Moran.

Altri giocatori: Paz, Juan Carlos Gonzales, Vidal.

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  1. 7 gennaio 2016 alle 21:45

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