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Formula 1 Story, Capitolo 1: Stagione 1994

Comincia dal 1994 la nostra storia della Formula 1 moderna: si parte da un’annata piena di stravolgimenti tecnici e regolamentari, dalla perdita di uno dei più grandi campioni di tutti i tempi e dalla nascita del suo più degno successore. Questo e molto altro in un anno che ha lasciato senza dubbio un segno indelebile nel destino di questo sport.

Andiamo dunque per ordine, partendo dalle fasi invernali: dopo il ritiro nel 1991 di Nelson Piquet, nel 92 di Nigel Mansell, e nel 1993 di Alain Prost, rimane un solo grande campione in pista, Ayrton Senna, il quale è dato quindi come superfavorito nei pronostici. Inoltre, il brasiliano, già tre volte campione del mondo, dopo anni passati al volante della McLaren decide di andarsi a prendere quel posto in Williams che fu del suo grande rivale Prost l’anno prima.

Insomma, il pilota più forte sulla macchina più forte, questo era il pensiero degli addetti ai lavori che non avevano dubbi nell’ipotizzare il quarto titolo iridato per il pilota di San Paolo. Le cose non andranno però esattamente così, a partire dalle difficoltà di adattamento di Senna sulla monoposto di Frank Williams: la FW16 è infatti una diretta evoluzione della 15, progettata su misura per Prost, il quale essendo di costituzione minuta rispetto al suo collega brasiliano, porta Senna a trovarsi molto stretto e quindi scomodo all’interno dell’abitacolo (famosa fu la frase rivolta ai giornalisti “Se mangio un panino non ci sto più dentro”).

Rivelazione dei test invernali è invece il giovane Michael Schumacher che forte di un finale di mondiale solido l’anno precedente con tanto di vittoria in Portogallo, e di precedenti strascichi con lo stesso Senna a seguito di una loro rivalità iniziata due anni prima, si pone come principale avversario del brasiliano per la lotta al titolo iridato, forte di una Benetton Ford, guidata da Flavio Briatore, veramente competitiva.

La stagione si appresta dunque a cominciare, e sul circuito di Interlagos, Senna non delude e va a centrare la pole position davanti ai suoi tifosi. Ma quella che doveva essere una cavalcata trionfale non si rivelerà tale per il 3 volte campione. La domenica infatti, Senna scatta bene e mantiene la pole, ma nel walzer dei pit stop viene passato da Schumacher che guadagna la testa del gruppo. Il brasiliano non riuscendo però a mantenere il ritmo della Benetton sbaglia e andando in testacoda vede la sua macchina spegnersi: gara finita per Senna, e 10 punti in cascina per Schumacher, alla sua terza vittoria in carriera.

Primo round dunque che va a Schumacher, con Senna che non sembra essere però un tipo particolarmente arrendevole: ad Aida, per il Gran Premio del Pacifico, è di nuovo il brasiliano che va a mettersi tutti dietro, andando a centrare la seconda pole position consecutiva. Purtroppo però, come in Brasile, la gara non sarà altrettanto fortunata per lui: in partenza, un contatto con Hakkinen e Larini lo costringe al ritiro immediato, con Schumacher che va quindi a prendersi la seconda vittoria consecutiva, sfruttando anche i guai tecnici occorsi all’altra Williams di Damon Hill.

Si arriva quindi al terzo Gp, quello di San Marino, dove si consuma la più grande tragedia della storia di questo sport, in un weekend a dir poco “stregato”. Nell’ordine, il venerdi è Rubens Barrichello a schiantarsi alla variante bassa: un incidente terribile il suo, il quale induce i medici a far saltare in via precauzionale al pilota, fortunatamente illeso, la gara della domenica. Il sabato non sarà però altrettanto fortunato: alla curva Villeneuve la Simtek dell’austriaco Roland Ratzenberger tira dritto andandosi a schiantare contro le barriere. Per lui non ci sarà nulla da fare. Era dal 1982 che un pilota non perdeva la vita durante un weekend di gara.

Il peggio era però tutt’altro che passato: la gara della domenica, con Senna in pole per la terza volta consecutiva, vede subito un grave incidente in partenza tra Lehto e Lamy con conseguente perdita di numerosi detriti che andaronò a ferire 9 tifosi in tribuna. Dopo 2 giri di Safety Car, alla ripresa della gara è Senna che fa l’andatura seguito da Schumacher; al quinto giro alla curva del Tamburello sulla vettura cede il piantone dello sterzo con conseguente scarto della vettura sulla destra e conseguente schianto sulle barriere. L’incidente ebbe una dinamica molto particolare: nell’urto infatti, una sospensione della Williams si staccò andando a perforare il casco del pilota. Anche per Senna non ci sarà nulla da fare. Il mondo della Formula 1 perse dunque alla terza gara uno dei suoi più grandi esponenti di tutti i tempi. Per dovere di cronaca, la gara fu vinta da Michael Schumacher.

Il grande circus della F1 è logicamente scosso, e il tema della sicurezza torna più che mai d’attualità, ma come si dice in questi casi “the show must go on”. Il campionato prosegue dunque senza grandi emozioni con uno Schumacher che dopo 3 vittorie consecutive, si porta a casa anche 3 delle 4 gare successive, ad eccezione del Gp di Spagna. Gran Premio vinto da Damon Hill nel quale Schumacher dimostra tutto il suo talento: a causa di un guasto al cambio, il tedesco, in quel momento in testa, comincia a perdere le marce, fino a rimanere con la sola quinta marcia. Nonostante ciò, Schumacher cambiando traiettorie e stile di guida, riuscirà comunque a girare su tempi accettabili, fino a mantenere la seconda posizione all’arrivo.

Con 66 punti su 70 ottenuti dal tedesco, il campionato dopo 7 gare sembra virtualmente chiuso, ci pensano quindi la “follia” e l’inesperienza dello stesso Schumacher a riaprirlo al Gran Premio di Gran Bretagna. Nel giro di ricognizione infatti, Schumacher che partiva secondo dietro Damon Hill, non rispetta la regola del non poter sorpassare durante il warm-up lap, andando a passare Hill e occorrendo quindi nella penalità dello stop&go. Secondo consiglio del muretto guidato da Briatore, Schumi riceve però l’ordine di non rispettarlo in quanto la comunicazione della FIA non sarebbe stata sufficientemente chiara e tempestiva sulla penalità comminata: la penalità di stop&go diventa dunque una bandiera nera che il pilota tedesco comunque non rispetta, andando a scontare soltanto uno stop&go di 5 secondi e concludendo la gara in seconda posizione. Come previsto, la polemica nel dopo gara infuria ed a Schumacher vengono tolti i 6 punti del secondo posto ed inoltre viene squalificato per 2 gare (non le 2 successive, ma le due in Italia e Portogallo).

Ed è proprio con i 10 punti conquistati nel gran premio di casa che Damon Hill sulla Williams superstite inizia la sua inaspettata rimonta nel campionato mondiale, la quale lo porterà a guadagnare, ad esclusione del Gp di Germania in cui entrambi i contendenti al titolo non prendono punti, 36 punti nelle successive 4 gare (in 2 delle quali Schumi, come da squalifica, non prenderà il via).

Per Schumacher invece ancora guai: dopo la Gran Bretagna infatti, un ritiro per lui a causa della rottura del motore in Germania davanti al suo pubblico, vittoria in Ungheria e per finire un’altra squalifica per il tedesco dopo la vittoria nel Gp del Belgio, a causa di un problema nel fondo piatto della vettura. Infine, arrivano per lui le due gare di stop. A 3 gare dalla fine, la classifica recita quindi Schumacher punti 76, Hill punti 75: campionato apertissimo.

A Jerez però Schumacher non delude l’attesa per il suo ritorno in pista e va a vincere davanti a Hill, portando quindi il suo vantaggio a 5 punti con 2 gare ancora da disputare. Si va dunque in Giappone dove sotto un diluvio d’altri tempi, Schumacher parte in pole davanti al suo rivale e se ne va, ma vede la sua strategia su una sosta in più rovinata dall’uscita della Safety Car, la quale lo obbliga ad un finale di gara tutto d’attacco nel quale tenta un incredibile rimonta su Hill, ma non riesce a prenderlo per soli 4 secondi, dovendosi accontentare del secondo posto.

Il pilota britannico si riprende dunque i 4 punti di Jerez e si riporta ad un solo punto dalla testa con un solo Gran Premio da disputare. 92 a 91 per Schumacher dice la classifica: chi arriverà davanti al suo rivale sarà campione del mondo 1994. Si va dunque in Australia, dove sul cittadino di Adelaide si procede verso l’epilogo del mondiale. In pole c’è il “leone” Nigel Mansell, richiamato in Formula 1 dalla Williams per sostituire Senna per le ultime gare, dopo le prestazioni deludenti del giovane debuttante David Coulthard. In partenza però, i due contendenti al titolo, scattati dalla seconda e terza posizione, prendono immediatamente il largo, con Schumacher a fare l’andatura su Hill. Dopo il primo stop però, Hill sembra essere più veloce del tedesco e comincia a mettere pressione al tedesco, fino ad indurlo all’errore. Al giro 36 infatti, Schumi tocca il muro ed al suo rientro, si vede immediatamente attaccato da Hill che, impaziente e poco furbo, non si rende conto del danneggiamento della monoposto di Schumacher perciò prova a sfruttare l’occasione nell’immediato e si butta all’interno. Il tedesco, vede l’inglese e realizza immediatamente la situazione: perciò con le sue ultime forze sterza e lo sperona. Come potete vedere dall’immagine in cima all’articolo, la Benetton Ford di Schumacher “decolla” su 2 ruote e va a sbattere sulle gomme. Hill invece va avanti, ma nel contatto ha una sospensione, la anteriore sinistra, piegata e non riesce perciò ad andare avanti. Sfilato dagli immediati inseguitori, Hill prova una disperata sosta ai box, nel quale i meccanici non possono però far altro che constatare il danno e procedere al ritiro dell’inglese.

Con entrambi i piloti ritirati, Michael Schumacher su Benetton Ford, con una mossa illegale e scorretta (giudicata però dalla FIA come un normale incidente di gara) pur con molte inevitabili polemiche si porta a casa il primo titolo mondiale piloti della sua carriera davanti a Damon Hill. Mondiale costruttori alla Williams Renault grazie alla vittoria di Nigel Mansell nel Gran Premio d’Australia.

  1. 23 novembre 2009 alle 09:43

    Grazie per la pillola di storia 🙂

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